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DOPO LA TEMPESTA. L’OPERA SEGRETA DI SHAKESPEARE
lug 25 @ 15:00

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Compagnia della Fortezza

DOPO LA TEMPESTA. L’OPERA SEGRETA DI SHAKESPEARE | creazione originale per VT | anteprima nazionale

regia e drammaturgia Armando Punzo

musiche originali e sound design Andrea Salvadori
scene Alessandro Marzetti, Silvia Bertoni, Armando Punzo
costumi Emanuela Dall’Aglio
aiuto regia Laura Cleri
movimenti Pascale Piscina
assistente alla regia Alice Toccacieli
video Lavinia Baroni in collaborazione con VaiOltre!
aiuto scenografo Yuri Punzo
collaborazione drammaturgica Giacomo Trinci, Lidia Riviello
collaborazione artistica Adriana Follieri, Daniela Mangiacavallo, Pier Nello Manoni, Marco Mario Gino Eugenio Marzi, Debora Mattiello, Francesco Nappi, Marta Panciera, Luisa Raimondi, Francesca Tisano, Carolina Truzzi
assistenti stagisti Marta Fasulo, Gabriella Indolfi, Azzurra Lochi, Eleonora Risso, Edoardo Trentini

foto di scena Stefano Vaja

organizzazione generale Cinzia de Felice
coordinamento Domenico Netti
amministrazione Isabella Brogi
curatrice Rossella Menna
collaborazione amministrativa Giulia Bigazzi

direzione tecnica Carlo Gattai
light designer Andrea Berselli
suono Alessio Lombardi, Marco Ribecai

con Armando Punzo
e gli attori della Compagnia della Fortezza Salvatore Altieri, Sebastiano Amodei, Vincenzo Aquino, Mohammad Arshad, Andrey Ayala, Saverio Barbera, Nikolin Bishkashi, Pellumb Brhama, Rosario Campana, Maxwell Caratti, Roberto Cecchetti, Giuseppe Centamore, Ivan Chepiga, Giuliano Costantini, Ismet Cuka, Pierluigi Cutaia, Davide Demichele, Raffaele De Moro, Gianluigi De Pau, Luigi Di Giovanni, Amar Papa Diouf, Oktavian Dumitru, Nicola Esposito, Mohammed Essalmi, Vincenzo Fagone, Alban Filipi, Pasquale Florio, Massimo Fruttidoro, Heros Gobbi, Arian Jonic, Ibrahima Kandji, Nasser Kermeni, Kujtim Kodra, Giuseppe Lamacchia, Carmelo Dino Lentinello, Hai Tzen Lin, Matteo Macchiarelli, Domenico Maggio, Antonino Mammino, Massimo Marigliano, Paolo Marino, Gianluca Matera, Gaspare Mejri, Edmond Parubi, Emidio Paolucci, Marian Petru, Antonio Pilato, Ciprian Putanu, Hamadi Rezeg, Vincenzo Rubino, Tip Saiw Sai, Alvaro Sapana, Mario Serban, Vitaly Skripeliov, Lucian Tarara, Luciano Testa, Massimo Torre, Fabio Valentino, Alessandro Ventriglia, Sinan Wang, Tony Waychey, Qin Hai Weng, Antonio Zambo

e con Elisa Betti, Eva Cherici, Gillo Conti Bernini, Giulia Guastalegname, Francesco Nappi, Francesca Tisano

e i giovanissimi Gregorio Mariottini, Marco Piras, Andrea Taddeus Punzo de Felice, Tommaso Vaja

Si ringraziano di cuore Mariya Vovk, Luca Marrocco e Giancarlo Baronti per il prezioso aiuto dato ognuno a suo modo al nostro lavoro.

Un pensiero e un ringraziamento che dureranno per sempre a Renzo Graziani grazie al quale tutto ciò ha avuto inizio e a Franco Quadri, Piera Rolandi e Don Vincenzo Guttadaura per l’amicizia, l’attenzione e il sostegno datoci negli anni.

produzione VolterraTeatro/Carte Blanche

con il sostegno di MiBACT Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Toscana, Provincia di Pisa, Comune di Volterra, Comune di Pomarance, Comune di Castelnuovo V.C., Comune di Montecatini V.C., Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Ministero della Giustizia C.R. Volterra

in collaborazione con la Rassegna Fra Terra e Cielo

e con il sostegno di Enel Green Power

Quattrocento anni dalla morte di William Shakespeare, secoli di esercizi sulla sua opera, di traduzioni, trasposizioni, di diatribe filologiche, di regie critiche, di adattamenti monologanti, di letture psicanalitiche, postmoderniste, destrutturaliste; “tradire per rispettare”, “ridurre per enfatizzare”: secoli di teatro come corpo a corpo ossequioso, sempre e comunque, con quell’affresco perfetto dell’umanità che il massimo autore inglese ha consegnato nei suoi testi, un travasare perpetuo da una forma all’altra un essere umano che si immagina scritto per sempre nelle pieghe meravigliosamente complesse di quei personaggi.

Con Dopo la tempesta. L’opera segreta di Shakespeare, Armando Punzo prova invece a mandare definitivamente all’aria ogni forma, ogni esercizio, dispositivo, e a dare vita a uno spettacolo liquido, un’opera monumentale che si confronti con tutto Shakespeare e con l’eredità filosofica che rappresenta. Un’opera totale che stravolga il canone occidentale di cui anche l’autore inglese è stato inventore, che stravolga il tempo, lo spazio, il ritmo, per mettere in discussione l’uomo, la sua forma rigida, la sua storia ingessata: l’apoteosi di quella utopia della libertà di poter sempre riscrivere tutto, anche quello che sembra impossibile da cambiare e da reinventare.

Di buchi neri, d’altronde, è disseminata l’opera di Shakespeare. Dentro quei testi Punzo cerca allora con la Compagnia della Fortezza il grande testo segreto, l’antidoto, il mistero che si nasconde nello spazio vuoto tra le parole, nelle maglie degli indugi di Macbeth e dei dubbi di Amleto. Tra quei fatti, tra quelle azioni e parole che vogliono rappresentare l’uomo c’è infatti uno spazio infinito da indagare, interrogare, che promette altro.

Shakespeare ci consegna un’umanità persa nelle sue trame, inconsapevole di questa condizione e impossibilitata a trovare una via d’uscita. Se il Bardo è uno tra gli autori più rappresentativi del canone occidentale e ci ha creati per quello che siamo, vale la pena mettere tutto in discussione.

Di Shakespeare non mi interessa il soggetto, ma la sua ombra. Dei suoi personaggi e intrighi che copiano la vita e le danno concretezza, mi interessa il non detto, il mancante, l’aspirazione a un’altra esistenza.

L’ombra è l’altra faccia della medaglia, è il negato, il personaggio mancato da riscrivere per sottrazione, è il soggetto invisibile.

I suoi uomini sono rozzi, ancora totalmente in preda all’essere umano ai suoi primordi.

È superato.

Il suo errore è stato un errore drammaturgico. Ha posto in evidenza, ha dato forma a ciò che lui stesso voleva negare. Gli è mancata quella forza creativa che lo portasse a guardare oltre l’esistente, oltre quello che sembrava l’esistente.

Non ha avuto fiducia, non ha saputo creare un altro uomo che sentiva forte in sé, ma che non aveva ancora forma.

I suoi spiriti sono il timido tentativo di dare vita a possibilità ancora inespresse, in-esistenti, non ancora osservabili nell’uomo, ma che in qualche modo avvertiva.

Shakespeare, per essere troppo fedele alla realtà oggettiva dell’uomo, si è smarrito come poeta dell’Altro.

Shakespeare nel tentare una geografia dell’uomo è diventato quella geografia. La geografia dell’uomo.

Non bisogna fermarsi a questo formatore e governatore di anime.

Il teatro che ne rispetta la forma ne tradisce lo spirito.

Tradire la forma che Shakespeare ci ha consegnato è l’unica possibilità che ci è data.

Abbiamo bisogno di un Attore in Rivolta che si faccia autore di nuova vita, che non si presti, per nessuna ragione al mondo, a ri-rappresentare ciò che non ama o non dovrebbe amare: l’uomo immerso in se stesso, sprofondato nella sua esistenza che sua non è, l’uomo nella sua ordinaria follia animale, istintuale e sociale.

Mostrare, mostrare e mostrare, copiare, duplicare, rappresentare e quando creare, ricreare daccapo, essere, essere altro?

La mia passione è sciogliere nodi, districare le trame.

La vertigine di fronte al salto nell’ignoto di un uomo che vuole perdere le (sue ?) strutture di riferimento, le (sue?) iconografie, i (suoi ?) simboli…

Non agire la vita. Sospenderla.

Personaggi come fuori scena, in attesa, ascoltano echi lontani della vita che li vorrebbe attirare a sé, risucchiarli in una vertigine insostenibile.

Vogliamo immaginare che Shakespeare nello scrivere tutta la sua opera abbia nascosto un altro testo, un metatesto, che non è visibile agli occhi di chi è attratto dalle sue storie. È un antidoto, un testo antidodo alla superficialità della vita descritta e vissuta dai personaggi. Come degli archeologi, cerchiamo tra le sue parole per far emergere dalla polvere questo nuovo testo. Il suo testo più improbabile e importante.

In una foresta di statue morte e potenti, si aggira uno spirito che vuole essere liberato.

La voce solitaria di una tromba all’inizio di un concerto è chiara, e limpida la sua melodia. Le nostre voci saranno corrotte, confuse. Saremo di fronte ad uno sconcerto. Lì vige una ferrea

coerenza, qui l’incoerenza, l’illogicità, l’impossibile, lo straripamento dagli argini.

Come Dèi che guardano dall’alto la follia degli uomini.

Il delirio di onnipotenza di Shakespeare

E il mio sogno di impotenza

Armando Punzo

FORTEZZA MEDICEA, VOLTERRA
dal 25  al 29 luglio ore 15.00

TEATRO FLORENTIA, LARDERELLO
30 luglio ore 21.00

EVENTO TEATRALE COLLETTIVO Tutto quello che so del grano
lug 25 @ 16:00 – 19:00

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EVENTO TEATRALE COLLETTIVO Tutto quello che so del grano
ideato e condotto dal Teatro delle Ariette

Il tentativo impossibile di tornare a casa, in quel posto dove siamo già stati… ritrovare quella luce… quelle piante cresciute tra le pietre… i fiori selvatici che sbucano dal catrame… quella promessa di vita e di futuro…
Il desiderio inappagabile di tornare in quel posto per interrogarlo, condividerlo, riprendere i giochi interrotti nell’infanzia e mettere tutta l’immaginazione della vita davanti, osservare l’espandersi delle radici in un disegno di mappe e percorsi possibili.
Luce, luce e ancora luce su un mondo che ancora non c’è, ma sta per sbocciare, germogliare, nascere.
Nascere seme, docile, umile, memoria e promessa di una trasformazione.
Un chicco di grano.
Frutto e seme allo stesso tempo.
Raccolto di un percorso passato e promessa di futuro.
Chicco da macinare, per diventare farina ed essere mangiato come nutrimento.
Seme da affidare alla terra, per diventare raccolto.
Nello stesso chicco… tutto il tempo… tutto l’universo.
L’universo in un seme.
Tutta l’umanità, tutti i tempi, tutte le vite, animali, vegetali, minerali, racchiuse in quel seme.
Cosa c’è scritto nel DNA del seme che siamo?

Chiediamo ai partecipanti:

  • Portate una focaccia, o una pizza, o un pezzo di pane, quello che preparate a casa abitualmente, o che comprate dal vostro fornaio.
  • Portate una lettera, che avete scritto o ricevuto, quella che vi sta più a cuore.
  • Portate il desiderio di partecipare a un rito di festa, di morte e rinascita, di semina e raccolto. Quel rito che oggi, con una parola antica, chiamiamo TEATRO.

Stefano Pasquini – Teatro delle Ariette

25 luglio – TEATRO DEI CORAGGIOSI, POMARANCE – ore 16.00/19.00
26 luglio -TEATRO PERSIO FLACCO, VOLTERRA – ore 16.00/19.00

NESSUNO HA Il DIRITTO DI CHIAMARSI AMORE | incontri nella Fortezza
lug 25 @ 17:00

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NESSUNO HA Il DIRITTO DI CHIAMARSI AMORE | incontri nella Fortezza

Nadia Giannoni incontra il pubblico per la presentazione del suo ultimo romanzo (Robin edizioni 2014). C’è una strana alchimia quando due persone si incontrano: battiti di ciglia, palpiti di cuore, una promessa e via. Sembra si chiami amore. Poi d’improvviso basta un nonnulla, una disattenzione, una mala parola, uno schiaffo, un pugno, un livido e… zac!, una coltellata nel punto esatto dove si rompono i pensieri. Dove si rompe una vita. E allora, possiamo ancora continuare a chiamare tutto questo amore? Quell’agognato sentimento per cui si sono scalate montagne, trascorse notti insonni, moltiplicate rose rosse… insomma, l’amore che fine fa? Incroci di vite, dati, fatti e controversie, si muovono in un’altalena psicologia/giustizia, che rende il romanzo brillante, avvincente e non di meno toccante.

Fortezza Medicea, Volterra – 25 luglio 2016 ore 17.00

ANTOLOGIA DEL NULLA – dramma inconsistente
lug 25 @ 17:30

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TEATRO COME DIFFERENZA
ANTOLOGIA DEL NULLA
dramma inconsistente
un progetto di Alessandro Fantechi e Elena Turchi

Pare un assurdo, eppure è esattamente vero, che, tutto il reale essendo un nulla,
non v’è altro di reale né altro di sostanza al mondo che le illusioni.
Giacomo Leopardi

Un laboratorio clandestino sulla poesia. Quindici attori autori utenti del servizio di Salute Mentale di Firenze, insieme a giovani attori in formazione, conducono una ricerca sul nulla che rappresenta le nostre paure ma è anche fonte di tutte le nostre potenzialità inespresse.

Un laboratorio clandestino sulla poesia. Poeti. Attori.
Castelporziano sulla spiaggia nel 1979.
Attori autori utenti del servizio di salute mentale.
La parola Logos al centro di tutto.
Mangiare poesia. La poesia è servita.Non è uno spettacolo.
Una ricerca sul nulla.

Un progetto di Alessandro Fantechi e Elena Turchi/Isole Comprese Teatro.

Il laboratorio teatrale con gli utenti del servizio di Salute Mentale dell’ASL 10 Firenze è attivo dal 2003. Ha prodotto numerosi spettacoli e partecipazioni a festival e rassegne.

Teatro come Differenza è un coordinamento, nato nel 2013, dei gruppi teatrali e dei registi che operano nella salute mentale nell’area fiorentina, per la realizzazione di progetti e visioni collettive, composto da 5 compagnie teatrali: Sfumature in Atto, Es Teatro, Isole Comprese Teatro, Arbus e Arte in Corso.

TEATRO PERSIO FLACCO, VOLTERRA
25 luglio 2016 ore 17.30

NON MI RICORDO
lug 25 @ 18:30

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GINETTA MARIA FINO/GIUSEPPE MAINIERI
NON MI RICORDO
regia di Corrado Nuzzo, Maria Di Biase

Ripercorse le tappe fondamentali della sua vita di coppia, Ginetta non trova conferme nel suo compagno Pino: lui non ricorda quasi nulla del passato, smemoratezza affrontata dai due con ironica allegria. Suggestivi interventi audio-video rafforzano il contrasto/continuità fra passato e presente, testimoniando il valore dei documenti. Intensa la rievocazione della notte in cui accadde l’incidente che provocò la perdita di memoria. Le lettere di Pino inviate a Ginetta durante il servizio di leva sono un prezioso documento che testimonia chi e come fosse Pino prima del trauma che gli ha divorato la memoria. Le parole di un Pino giovane, che combatteva per un mondo più giusto e che amava la sua compagna, durante il lungo coma profondo indicano a Ginetta la via per affrontare l’ulteriore prova: vivere non significa sognare e sperare, vivere significa capire e lottare, svelando il segreto della forza del loro rapporto.

Nel settembre 2006, l’epistolario di Pino giunge tra i dieci finalisti al Premio Pieve dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano (AR) fondato da Saverio Tutino. A undici anni dall’incidente che lo ha reso disabile togliendogli anche la memoria, a Pieve il passato riemerge in tutta la sua rilevanza umana e storica. A Pieve nasce Non mi ricordo.

Quello che Pino Mainieri e Ginetta Fino portano in scena non è uno spettacolo come tanti.
È uno spettacolo unico, o forse non è nemmeno uno spettacolo. Come Paolini, Celestini, Enìa, Perrotta, Ginetta Fino lavora sul teatro di memoria, ma in questo caso la storia da ricostruire, grazie ad un puzzle fatto di vecchi documenti, lettere scritte durante il servizio di leva, ricordi sbiaditi, tracce audio… è quello di Pino, suo marito che ha completamente dimenticato il passato dopo un drammatico incidente. Una storia intima e sofferta che i due portano in scena con naturalezza, infatti Ginetta e Pino hanno da sempre fatto teatro… a parte una breve pausa durata dodici anni che ora andranno a raccontare.

Corrado Nuzzo e Maria Di Biase, Bologna 18 aprile 2007

TEATRO PERSIO FLACCO, VOLTERRA
25 luglio 2016 ore 18.30

DE BELLO CIVILI. UN’AZIONE COLLETTIVA
lug 25 @ 19:30

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ADRIANA FOLLIERI/MANOVALANZA
DE BELLO CIVILI. UN’AZIONE COLLETTIVA

regia Adriana Follieri

geografie visive Davide Scognamiglio

drammaturgia a cura di ManoValanza

con il prezioso contributo del coro e dei partecipanti attivi su Facebook attraverso il gruppo di ricerca e drammaturgia condivisa DE BELLO CIVILI - una ricerca di MANOVALANZA

con Hugo Fonti, Fiorenzo Madonna, Valerio Pietrovita e tutto il CORO di cittadini partecipanti

collaborazione artistica Claudio D’Agostino, Dora De Maio, Antonella Ippolito, Davide Scognamiglio, Carolina Truzzi

documentazione audiovideo Giuseppe Riccardi

cura del progetto Anna Calise

produzione MANOVALANZA

progetto vincitore del bando Teatri Peregrini 2016

Qualcosa ci unisce, senza violare la nostra unicità: desideriamo dunque scorgere le complesse dinamiche di esistenza e resistenza individuali e collettive, scrivendo insieme il nostro DE BELLO CIVILI. I cittadini diventano coreuti il cui dono di scambio viene guidato verso la costruzione di una mappa scenica collettiva che afferisce a cinque sotto-mondi di conflitto:

 IO | ovvero dei conflitti privati, tra me e me, tra le molte parti di me.

CASA | conflitti d’amore, di famiglia, di panni sporchi che ci si lava da sé.

CITTÀ | ovvero dei conflitti tra l’uomo, l’uomo e il suo habitat quotidiano.

MONDO | conflitti politici, conflitti di idee, di risorse, di spazi vitali.

DIO | ovvero dei conflitti di fede, per la fede, in fede.

Guardiamo al lavoro teatrale come occasione di rottura della linea di confine tra pubblico e privato, proponendo un’azione collettiva che restituisca lo spazio/tempo del rito e dello scambio: cambia il punto di vista e il conflitto cambia, cambia uno spettatore e il lavoro muta.

Non c’è dunque fruizione passiva dello spettacolo, ma creazione istantanea e condivisa di materiali, immagini e azioni verso una grande installazione abitata da attori: questo CORO di pubblico attivo è la geografia umana tutta, che torna ad abitare la scena sottratta.

CHIAMATA AI CITTADINI

Per contribuire alla realizzazione dell’azione collettiva chiediamo ai partecipanti di portare con sé una tazzina da caffè e un cucchiaino e di indossare abiti bianchi o chiari, per entrare nella geografia visiva.

Siamo in guerra e non si vede. Divisi, sottratti, figli insoddisfatti di noi stessi, sopiti, sedati, simpatici, sintetici. Eppure meravigliosamente vivi.

C’è in questo lavoro qualcosa di profondamente antico, eppure i segni sono attuali: occorre immortalare il presente, nell’ascolto del remoto e intimo essere comunitario che siamo stati, e che inseguiamo ancora con bocche spalancate, nella babele di lingue e modalità espressive, nella trasversalità linguistica e culturale delle nostre piazze, delle nostre strade, delle nostre città.

“Il faut s’imaginer Sisyphe heureux”.

Occorre immaginare un atto di dolore felice, uomo come pietra di se stesso.

Occorre vivere e districare la maglia della rete in divenire e scomparire.

Se abitare significa respirare l’aria, apprendere la lingua, comprendere dinamiche e conflitti, allora portare sulla scena questo abitare è un esercizio di moltiplicazione dell’eterna domanda, è la rivelazione della prossemica, del gioco di stare al mondo, dei corpi in equilibrio nel tentativo di guardare, leggere, quindi tradurre il reale in immaginario, per tornare al reale compromessi e salvi. È dunque un lavoro sui conflitti latenti, sulle abitudini e sulle rivoluzioni. È una ricerca sull’animale-uomo in cattività, sulla cattiveria che istintivamente da lui si emana, sulla dolcezza, che è amore oltre se stessi, amore oltre l’amore, mistica comprensione, accettazione, perDono.

DE BELLO CIVILI è una ricerca di MANOVALANZA sui conflitti, sui luoghi e sugli uomini, sull’essere naturale e sull’essere snaturato, sulla battaglia invisibile dell’uomo nel cosmo.

È un progetto di ricerca teatrale site-specific in incontro creativo con i diversi luoghi in cui viene allestito. La ricerca #DeBelloCivili nasce a Napoli nella primavera 2016, coinvolgendo 20 giovani attori campani nella pratica scenica e oltre 250 persone sul territorio nazionale nel percorso d’indagine teorica, utilizzando come strumento di scambio il gruppo Facebook DE BELLO CIVILI – una ricerca di MANOVALANZA che ha dato origine a una drammaturgia condivisa in continuo mutamento.

TEATRO PERSIO FLACCO, VOLTERRA
25 luglio 2016 ore 19.30

TUTTO QUELLO CHE SO DEL GRANO secondo studio
lug 25 @ 21:30

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TEATRO DELLE ARIETTE
TUTTO QUELLO CHE SO DEL GRANO secondo studio
di Paola Berselli e Stefano Pasquini
con Paola Berselli, Maurizio Ferraresi, Stefano Pasquini
scenografia e costumi Teatro delle Ariette
regia Stefano Pasquini
segreteria organizzativa Irene Bartolini
comunicazione e ufficio stampa  Raffaella Ilari
produzione TEATRO DELLE ARIETTE 2016

Durata: 1h10 + il tempo per mangiare assieme le focacce preparate e condividere le parole del dopo spettacolo

Caro spettatore, TUTTO QUELLO CHE SO DEL GRANO è uno spettacolo a forma di imbuto.
Quando arrivi al collo dell’imbuto, se vuoi passare di là, devi fare i conti con quello che sei, con la materia di cui sei fatto.
E io voglio passare di là, attraversare il buio di questo presente e arrivare nell’aperto, in quel posto dove sbocciano i fiori a non finire, per immaginare un altro mondo, un futuro possibile, luminoso, fosse anche tra 2781 anni.

TUTTO QUELLO CHE SO DEL GRANO è fatto di pochi, semplici elementi.
Una lettera. Una focaccia. Un uomo e una donna. La campagna e il teatro.
Tutto quello che so può essere niente. E il grano? Alle soglie dei sessant’anni, qualcosa devo pure avere imparato, qualcosa devo sapere, e questo qualcosa non posso tenerlo per me, perché faccio teatro … perché …

TUTTO QUELLO CHE SO DEL GRANO è appena nato.
Non so se dopo questo spettacolo ne faremo un altro. Non è certo questo il momento di pensarci. Eppure ci penso. Ogni spettacolo è sempre l’ultimo.
Tu pensi che sia eccitante fare uno spettacolo.
Hai ragione, ma la creazione è anche fatica … alla fine ti senti svuotato … sei pieno di dubbi … di domande … Capirai quello che vogliamo dire? Questo sforzo serve a qualcosa? Cosa penserai di noi?
Forse che il grano non interessa più nessuno … e forse neanche il teatro … eppure continuiamo a nutrirci di pane … e tu, spero, verrai a teatro … in fondo … tutto il mio teatro … non è altro che una lunga lettera … indirizzata a un unico destinatario … lo spettatore.
Tu scrivi ancora delle lettere? Io sì, ogni tanto … tu a chi scrivi?
Se io dovessi scrivere una lettera … oggi … la scriverei a te.

Le Ariette, 11 aprile 2016

Stefano Pasquini – Teatro delle Ariette

P.S.
Dimenticavo … se vieni a teatro … e se lo desideri … puoi portare la focaccia … o la pizza … o il pezzo di pane … o la torta … che fai abitualmente a casa … a casa cucini ancora?

25 Luglio -  TEATRO DEI CORAGGIOSI, POMARANCE – ore 21.30
26 Luglio – TEATRO PERSIO FLACCO, VOLTERRA – ore21.30
27 Luglio - GRANAIO DI CASTELLO GINORI DI QUERCETO, MONTECATINI V.C. - ore 21.30
28 Luglio – CENTRO LA PISTA, CASTELNUOVO V.C. - ore 21.30